Buffon e lo specchio dei moralisti

Il giornalista collettivo ha da qualche tempo trovato un nuovo mantra con cui infarcire editoriali indignati e commenti bacchettoni sui giornali: “Lo specchio del paese”. Tutto è specchio del paese, ormai, da Schettino agli evasori di Cortina. L’ultimo, ovviamente “deformato”, è Gigi Buffon, il portiere della Juventus e capitano della Nazionale reo, secondo i sacerdoti del nuovo bar sport, di avere respinto fuori un pallone che aveva già oltrepassato la linea della sua porta senza avere poi chiesto all’arbitro di fermare il gioc.
20 AGO 20
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Il giornalista collettivo ha da qualche tempo trovato un nuovo mantra con cui infarcire editoriali indignati e commenti bacchettoni sui giornali: “Lo specchio del paese”. Tutto è specchio del paese, ormai, da Schettino agli evasori di Cortina. L’ultimo, ovviamente “deformato”, è Gigi Buffon, il portiere della Juventus e capitano della Nazionale reo, secondo i sacerdoti del nuovo bar sport, di avere respinto fuori un pallone che aveva già oltrepassato la linea della sua porta senza avere poi chiesto all’arbitro di fermare il gioco per, nel bel mezzo della bolgia dello stadio di Milano, ammettere che la palla era entrata. Buffon però non fa il pm né l’editorialista di Repubblica e Corriere: gioca a calcio, è pagato per vincere in uno sport nel quale le regole sono fatte rispettare da un arbitro, due guardalinee e un quarto uomo. Pretendere, come fanno i commentatori che la sanno lunga, che Buffon faccia quello che non hanno fatto i giudici a ciò deputati è grottesco, moralista e soprattutto pecca di poco realismo.

Chi sostiene che il calciatore colpevole di qualcosa debba autodenunciarsi all’autorità con fischietto non ha mai giocato a calcio, ne ignora il suo essere metafora di guerre e battaglie (se non della vita, per usare un’immagine abusata), e paradossalmente ne disprezza le regole: quando fossero i giocatori a dovere dire se è fallo o no, se è gol o no, se è fuorigioco o meno, una partita di pallone oscillerebbe tra la noia di un torneo di carte tra educande e il pericolo della rissa tra ubriachi in un pub. Eppure per questi pontificatori (capo degli arbitri compreso) ogni occasione è buona per fare la morale – e la maglia bianconera di Buffon aiuta, oh se aiuta – e puntare il ditino contro un singolo soltanto per avere la scusa di fare quello che la vita non ha loro permesso di essere, preti mediocri o maestrine inacidite che devono spiegarci che il problema sono gli italiani furbetti e sbruffoni. E’ il monotono già visto della ricerca di un capro espiatorio su cui gettare i propri sensi di colpa.